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Dionino ZAPPACOSTA

Il giurilinguista nel diritto del commercio internazionale

Dionino Zappacosta
Sapienza-Università di Roma
dionino.zappacosta@uniroma1.it

Résumé

Le monde des affaires est en constante et rapide évolution. En particulier, dans les dernières années, la variable territoriale du marché cible des entreprises a changé et il est rarement confiné dans l'espace domestique (phénomène connu sous le terme de «mondialisation du marché»); les acteurs qui opèrent sur ce marché ont aussi changé, car les entreprises sont de plus en plus structurées comme sociétés multinationales, leurs activités sont soumises à l'application des lois autres que celle de l'État d'origine. Dans ce nouveau système des relations commerciales, le "giurilinguista", ou celui qui étudie et applique à la fois l'ars interpretandi et l’ars traducendi, occupe une place importante. L'objectif de cette étude est de mettre en évidence les potentiels domaines d'action de la jurilinguistique dans le contexte des échanges commerciaux internationaux, et les difficultés et les pièges que l'intersection de la linguistique avec le droit des affaires peut faire surgir.

Abstract

The world of business is constantly and rapidly changing. In particular, in recent years the territorial variable of the target market of enterprises has changed, and it is rarely confined, now, in the domestic space ("globalization of the market"); as well as the actors who operate in that market are changed. In fact, companies are increasingly structured like multinational enterprises, which are subjected to the application of laws other than that of the State of origin. In this renewed system of trade relations, the "giurilinguista" - who studies and applies in conjunction with the “ars interpretandi” and the “ars traducendi” – assumes an important position. The aims of this study is to highlight potential areas of action of the jurilinguistics in the context of international trade, and the difficulties and pitfalls that the intersection of linguistics with the commercial law may arise.

Mots-clefs : jurilinguistique, mondialisation du marché, droit des affaires, traduction juridique, interpretation.

1. Imprese multinazionali, mercati globali e ruolo del giurilinguista.

A. È stato evidenziato come «le droit fut longtemps considéré comme une discipline essentiellement monolingue, monoculturelle et monojuridique, peu destinée à “l’exportation”. Par conséquent (…) le droit fut souvent perçu comme étant culture specific, se rapportant à des justiciables relevant d’une culture homogène circonscrite à l’intérieur de frontières nationales bien définies» (ISANI – LAVAULT – OLLEON 2009 : 451).

Il mondo, specialmente quello degli affari, dal tempo in cui tali percezioni erano attuali, è evidentemente cambiato1 (GALGANO, 2010 : passim). E’ cambiata la variabile territoriale del mercato di riferimento delle imprese, raramente confinato, ormai, nello spazio domestico (è il fenomeno conosciuto con l’espressione, decisamente abusata, “globalizzazione del mercato”)2; e, soprattutto, sono cambiati gli attori che su quel mercato operano3 (CAPALDO 2011 : 168-169).

Le imprese, siano esse strutturate come imprese-atomo o come imprese-molecola4, sono invero divenute, almeno nella grande maggioranza dei casi, pluriordinamentali, l’attività cross-border da esse esercitata dovendo sottostare all’applicazione di leggi diverse da quella dello Stato di origine.
Il che poi si è tradotto, per un verso, nell’esigenza per i regulators nazionali (id est: i legislatori) di dotarsi di norme interne in grado di disciplinare tali nuovi fenomeni economici (IRTI, 2006: passim), il più delle volte attingendo ai testi di diritto commerciale uniforme elaborati in ambito sovranazionale; e, per altro verso, nella necessità per le autorità giudiziarie di utilizzare strumenti di cooperazione con le omologhe autorità straniere, in modo da risolvere efficacemente le sempre più frequenti controversie riguardanti, appunto, le imprese multinazionali.

In tale rinnovato sistema delle relazioni commerciali, il “giurilinguista” (vocabolo, va detto, ancora poco “tollerato” dalla nostra lingua)5, ossia colui che studia ed applica la scienza che nel mondo francofono è indicata con l’espressione “jurilinguistique6 (maggiormente utilizzata in Canada)7 o “linguistique juridique” (maggiormente utilizzata in Francia)8, assume – come si avrà modo di constatare – una posizione di tutto rilievo9, tanto da far assurgere la traduzione giuridica a «one of the most vital areas of contemporary translation» (SARCEVIC 2006 : 26, SALVI 2011 : 123).

L’obiettivo del presente studio consiste, appunto, nell’evidenziare i potenziali campi di azione del giurilinguista nel contesto degli scambi commerciali internazionali, e le difficoltà e le insidie che dall’incrocio della linguistica con il diritto delle imprese possono scaturire.

B. Prima di entrare in media res, si ritiene tuttavia opportuno inquadrare più nel dettaglio i contorni della figura del giurilinguista.

In via di prima approssimazione (e, se si vuole, banalmente), si può dire che si tratta di un esperto che si caratterizza per una “profilatura” doppia: linguista/traduttore, per un verso, e giurista, per altro verso10 (PREITE 2011 : 412). Un linguista, in particolare, dotato degli strumenti che gli consentono di conoscere funditus un linguaggio specialistico alieno, quello del diritto, che, a sua volta, per le peculiarità intrinseche che lo contraddistinguono, si stacca da tutti gli altri linguaggi di settore11 (MATTILA 2008 : 347).

Come bene evidenziato da Pigeon, invero, «en matière juridique, lorsqu'on est en présence de termes spécialisés, la difficulté de la traduction, loin d’être éliminée comme dans d’autres domaines se trouve amplifiée. C’est qu’il y a une relation étroite entre chaque concept juridique et la langue dans laquelle il a été élaboré» (PIGEON 1982 : 273).

D’altra parte, se è indubbio che il diritto, come la lingua, rappresenti il portato della storia di una civiltà (secondo il noto brocardo latino, “ubi societas, ibi ius”), pare altrettanto pacifico che l’evoluzione delle “coutumes linguistiques et juridiques” di un certo sistema ne influenzi il senso e l’interpretazione. Da questo punto di vista, allora, ben si attaglia al giurilinguista l’abito del “mediatore” o “facilitatore” tra gruppi di diversa estrazione linguistica e giuridica e tra le discipline stesse della linguistica e del diritto (PICOTTE 2008 : 580).

Se l’assenza d’isomorfismo delle lingue, tanto a livello di struttura globale quanto a livello di singole unità elementari delle stesse, è un dato assunto come ineliminabile dalla letteratura (THIRY 2000) - che, anzi, evidenzia senza mezzi termini l’impossibilità di giungere ad una traduzione perfetta ed esaustiva (GEMAR 1998) –, è proprio nel giurilinguismo che si apprezza con maggiore nettezza, rispetto agli altri campi della traduzione settoriale, l’importanza della “terminologie”, che, com’è stato esattamente osservato da Terral, «a pour but de rechercher, de façon scientifique, la dénomination qui représente une notion donnée, dans un domaine spécialisé de la connaissance» (TERRAL 2004 : 876). E’ pur vero, infatti, che molti dei termini utilizzati nel campo del diritto coincidono graficamente con quelli di uso comune, ma questi assumono, nel linguaggio tecnico-giuridico, un significato particolare, «une définition plus restreinte, une précision technique indispensables du point de vue des impératifs juridiques» (BERGMANS 1987 : 90, FOCSANEANU 1970 : 256).

Partendo da tali premesse, non stupisce, allora, che le problematiche connesse al giurilinguismo siano state affrontate con particolare attenzione in quelle nazioni, come ad esempio il Canada, nelle quali si riscontrano la coesistenza e l’interazione di due sistemi normativi che non soltanto utilizzano strumenti linguistici distinti ma in aggiunta affondano le loro radici in tradizioni giuridiche sensibilmente eterogenee (civil/common law) (CACCIAGUIDI 2008 : 314, KERBY 1982 : 10, BEAUDOIN 2011 : 349).

In tali casi, si assiste a quella che Crépeau definirebbe la «transposition linguistique “complexe”», per tale intendendosi la traduzione giuridica avente ad oggetto diversi sistemi giuridici che utilizzano lingue diverse, e che si contrappone alla «transposition linguistique “simple”», che viene utilizzata per tradurre in diverse lingue un unico sistema giuridico (ciò che avviene, ad esempio, in Svizzera, per il sistema federale, o in Belgio) (CREPEAU 1995 : 53), oppure un sistema giuridico sovranazionale (com’è il caso, ad esempio, per l’Unione Europea).
C. Con queste nozioni preliminari è ora possibile addentrarci nell’analisi della posizione e del ruolo occupato dal giurilinguista nello specifico contesto del commercio internazionale.

2. I possibili “oggetti” dell’attività del giurilinguista. La contrattualistica commerciale internazionale.

A. La definizione dell’attività svolta dal giurilinguista, genericamente inquadrata nel paragrafo precedente, può essere ulteriormente affinata, in dipendenza della tipologia di atto costituente l’oggetto della traduzione/interpretazione: testi di diritto positivo (leggi; regolamenti; trattati; ecc.)12; provvedimenti giurisdizionali (sentenze; decreti; ordinanze); documenti frutto dell’autonomia privata (contratti; testamenti; ecc.). Alle differenze dell’oggetto corrispondono, evidentemente, diverse finalità della traduzione/interpretazione13(TERRÉ 2011 : 348, WIESMANN 1798 : 1) che Šarčević classifica in “prescriptives” (tipicamente quella che ha ad oggetto un testo di legge) e “descriptives” (come, ad esempio, la traduzione di studi di dottrina) (ŠARČEVIĆ 2006 : 26, CAO 2007 : 10).

Nell’ambito del commercio internazionale, il giurilinguista può essere chiamato a prestare la propria opera tanto nella contrattualistica tra imprese quanto nella traduzione, per l’implementazione nell’ordinamento domestico, di testi di diritto positivo che attengono agli scambi internazionali, elaborati in contesti che utilizzano linguaggi giuridici alieni; così come, infine, nell’attività di assistenza alle autorità giudiziarie nella gestione di procedure complesse che concernono imprese multinazionali.

B. Associando i concetti di “commercio internazionale” e di “esperto giurilinguistico” viene quasi naturale pensare ai contratti d’impresa. E’ appena il caso di sottolineare, invero, come, per un verso, i contratti – siano essi di vendita, di distribuzione, di finanziamento, ecc. – rappresentino lo strumento principe di cui si avvalgono le imprese transfrontalières per invadere i mercati alieni; e, per altro verso, le clausole dei contratti, conclusi tra parti di diversa estrazione linguistica debbano necessariamente essere rese intellegibili attraverso l’opera di traduzione14.

Tuttavia, cadrebbe in errore chi pensasse che il ruolo più importante svolto dal giurilinguista nel mondo degli affari sia, appunto, quello di traduttore dei contratti internazionali. Occorre infatti evidenziare come, con l’andar del tempo, nella contrattualistica internazionale, la terminologia giuridica anglofona si sia imposta come lingua veicolare oramai appannaggio di avvocati o dottori commercialisti specialisti della materia, che soltanto in casi marginali (e, comunque, per i contratti economicamente più modesti) si rivolgono ai traduttori15. Come evidenziato da una parte della dottrina, la lingua inglese viene utilizzata anche quando nessuna delle parti del contratto sia di estrazione anglofona ed anche quando la legge applicabile al contratto – scelta liberamente dalle parti – sia propria di un sistema di civil law (WIESMANN 2011 : 182).

In tale contesto, l’opera del giurilinguista – quando richiesta – si limita ad assolvere ad una funzione meramente informativa, atteso che l’obiettivo più importante avuto di mira dalle parti (o dai loro legali) non è certo quello di assicurarsi la migliore traduzione possibile delle clausole contrattuali quanto quello di concretizzare le trattative in un accord contraignant, in quanto tale giuridicamente vincolante (BESTUÉ – OROZCO 2011 : 182).

3. La produzione sovranazionale delle norme del commercio internazionale.

L’intensificarsi degli scambi internazionali, al contempo causa ed effetto della segnalata globalizzazione del mercato, ha dato la stura alla proliferazione di regole per le imprese pluriordinamentali aventi la loro genesi in fonti sovranazionali. Fonti che, com’è noto, possono distinguersi, in dipendenza del livello di cogenza delle norme dalle quali promanano, in fonti di “hard law” generatrici di disposizioni immediatamente vincolanti per gli ordinamenti statali; e fonti di “soft law” creatrici di regole non vincolanti che dunque necessitano di un formale atto di recepimento confezionato dagli uffici legislativi dei singoli ordinamenti (DUPUY 1975 : 132). Nell’ambito del commercio internazionale, le fonti più importanti di soft law sono l’Uncitral (United Nations Commission on International Trade Law) e l’Unidroit (Institut International pour l’unification du droit privé) organizzazioni intergovernative che nel corso degli ultimi anni hanno messo a disposizione dei legislatori nazionali testi di diritto uniforme – sotto forma di Principi, Guide Legislative o Leggi Modello – di estrema rilevanza in quasi tutti i settori del diritto dell’impresa (dalla vendita e trasporto internazionale di merci, alle garanzie reali; dal commercio elettronico all’insolvenza; dall’arbitrato commerciale internazionale, ai pagamenti internazionali; ecc.) (BAZINAS 2012 : 413). Per quel concerne, invece, le fonti di hard law, è quasi banale rilevare come il punto di riferimento siano, almeno per gli operatori del vecchio continente, gli atti giuridici dell’Unione Europea e, in particolare, i regolamenti, le direttive e le decisioni16; senza dimenticare, ovviamente, l’opera di “dispute settlement” svolta dalla OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio)17.

Per il giurilinguista, le questioni che pongono le fonti transnazionali ruotano essenzialmente, sebbene non esclusivamente, intorno all’individuazione del metodo da utilizzare per implementare negli ordinamenti domestici le norme che da tali fonti scaturiscono, che nella maggior parte dei casi sono concepite in una lingua giuridica diversa da quella propria dello Stato adottante (AJANI 2011 : 62). I problemi di cui si è accennato, in realtà, non si pongono (recte: non dovrebbero porsi) con riferimento alle regole di soft law, atteso che, come si è accennato, le stesse debbono essere recepite negli ordinamenti domestici attraverso l’opera degli uffici legislativi senza, in realtà, “transitare” per i giuristi linguisti.

I problemi si pongono, invece, rispetto alle regole di hard law e, più in particolare, alle norme c.d. “self-executing”, come sono, tipicamente, quelle contenute nei Regolamenti dell’Unione Europea18. E’ in questo ambito, infatti, che le competenze del giurilinguista divengono essenziali, potendo un uso “disinvolto” delle categorie giuridiche – o, più modestamente, dei termini giuridici19 – portare a risultati del tutto insoddisfacenti; soprattutto ove si consideri l’ulteriore complicazione per il giurilinguista, data da ciò che, come autorevole dottrina italiana ha chiarito, la relazione tra la “parola” ed il “concetto” non è la stessa in ogni linguaggio giuridico (SACCO 1987 : 850).

Per rendersi conto di quanto testé affermato è sufficiente analizzare uno dei testi normativi – estremamente importante, peraltro – attraverso cui le istituzioni comunitarie intendono raggiungere la tanto agognata Unione Bancaria Europea: ossia, il Regolamento n. 1024/2013, sui poteri di vigilanza della Banca Centrale Europea.

Nell’art. 26.4 di tale Regolamento si legge: «Qualora il presidente del consiglio di vigilanza non sia più in possesso dei requisiti necessari all’esercizio delle sue funzioni o abbia commesso una colpa grave, il Consiglio può (…)».

Orbene, non v’è chi non veda come in tal caso vi sia stato un errore macroscopico da parte del giurilinguista. In italiano giuridico (e non), infatti, non si può “commettere una colpa grave”: la colpa è (insieme al dolo) l’elemento soggettivo della responsabilità (civile, penale o amministrativa) in cui incorre l’agente, quando il fatto antigiuridico è a quest’ultimo imputabile per negligenza, imperizia o inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (art. 43 cod.pen.). Per comprendere a cosa alludesse il legislatore comunitario è necessario rifarsi al testo francese dell’art. 26.4 del Regolamento, ai sensi del quale: «Si le président du conseil de surveillance ne remplit plus les conditions nécessaires à l’exercice de ses fonctions ou s’il a commis une faute grave, le Conseil peut (…)», da cui si evince l’intenzione di richiamare il concetto di faute nel significato italiano di “errore” (grave), non già nel senso di “colpa” (FLÜCKIGER 2005 : 340).

Discorso analogo, sebbene non coincidente20, può essere svolto con riferimento al testo dell’art. 30.3 del Regolamento, ai sensi del quale: «La base di calcolo del contributo annuale per le attività di vigilanza per un dato anno civile è la spesa relativa alla vigilanza degli enti creditizi e delle succursali nell’anno in questione».

In primo luogo, va detto che il concetto di “anno civile”, nell’ordinamento italiano, non esiste, nel senso che non vi sono disposizioni che prendano a base di calcolo tale unità di misura del tempo. In secondo luogo, può aggiungersi che quando è stato utilizzato (Circolare n. 69/2001 del Ministero del lavoro e della previdenza sociale), per contrapporlo al concetto di anno solare, lo si è considerato come il periodo di tempo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre di uno stesso anno; il che, però, non è conforme alle intenzioni del legislatore comunitario, che nelle versioni francese ed inglese della medesima disposizione, utilizza l’espressione, rispettivamente, “année civile” e “calendar year”, che invece in quegli ordinamenti designa il periodo di tempo che intercorre tra un giorno qualunque di un determinato anno (esempio, 30 aprile 2014), ed il giorno precedente dell’anno successivo (per restare nell’esempio, 29 aprile 2015).

E gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Sempre per rimanere in ambito bancario è sufficiente pensare all’intitolazione della Direttiva n. 2014/59/Ue che “istituisce un quadro di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento”. Anche in questo caso è evidente come in italiano giuridico (e non) l’espressione “risoluzione degli enti creditizi” non abbia il benché minimo senso (si sarebbero infatti dovute aggiungere, tra “risoluzione” e “degli enti creditizi”, le parole “della crisi”); mentre lo ha nella formulazione inglese (“recovery and resolution of credit institutions”). 

4. La cooperazione giudiziaria internazionale in materia commerciale.

Nel diritto del commercio internazionale vi è, infine, un terzo ambito nel quale, come si diceva, può esplicarsi l’opera dei giurilinguisti: quello degli ausiliari di giustizia. E’ ben conosciuto il ruolo che i giurilinguisti ricoprono come ausiliari del giudice e delle parti nei giudizi incardinati dinanzi al Tribunale di prima istanza ed alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Barteloot 2000 : 521 – 535, Despretz 2003 : 85 – 97, Brannan 2009 : 24-35).

E’ sempre più frequente, il caso in cui l’autorità giudiziaria adita si trovi a dover decidere una controversia che riguarda un’impresa avente la propria sede legale in un altro Stato; non di rado, poi, nei confronti della medesima impresa pendono, dinanzi ad autorità appartenenti a giurisdizioni differenti, più procedimenti aventi il medesimo oggetto.

Il caso emblematico è quello dell’impresa transfrontalière – atomo o molecola – insolvente, nei confronti della quale siano aperte multiple procedure concorsuali nei diversi ordinamenti nei quali ha operato. Quando si verifica tale fattispecie, alcuni dei testi di diritto uniforme elaborati in ambito sovrazionale21, e di cui si è accennato nel paragrafo precedente, mettono a disposizione delle autorità giudiziarie coinvolte un articolato set di strumenti di cooperazione (come, ad esempio, lo scambio reciproco di informazioni; oppure, il coordinamento delle operazioni di vendita; ecc.), in modo da consentire la gestione più razionale ed economicamente efficiente delle diverse procedure. È proprio nell’ambito di tali strumenti di cooperazione che può trovare cittadinanza l’opera del giurilinguista, in qualità di ausiliare di giustizia.

In particolare, nella Raccomandazione n. 241, lett. c) della Guida Legislativa sull’insolvenza dell’Uncitral22, viene sottolineato come la cooperazione tra le autorità nazionali potrebbe essere enormemente facilitata dall’impiego di soggetti specializzati che si pongano come tramite tra le stesse, eliminando le eventuali barriere linguistiche ( Flaschen – Plank 2002 : 118). Il che è esattamente il ruolo del giurilinguista, che dunque ben potrebbe essere nominato direttamente dal giudice come soggetto specializzato; peraltro, l’autorità giudiziaria potrebbe avvalersi dell’opera del giurilinguista anche indirettamente, nominando come soggetto specializzato uno studio legale internazionale, all’interno del quale il primo svolge la propria attività.

Sempre nell’ambito della gestione della crisi dei gruppi multinazionali, ancora più evidente si manifesta l’importanza dell’opera del giurilinguista nell’utilizzo dello strumento di cooperazione rappresentato dal coordinamento delle udienze (Raccomandazione n. 245)23. La trattazione congiunta di udienze relative a procedure aperte in diversi contesti geografici e linguistici richiede, infatti, un’opera estremamente delicata di traduzione simultanea24, che offra al tribunale del luogo della lingua di destinazione le informazioni necessarie per decidere consapevolmente ed in rapidità le questioni che si presentano alla sua attenzione. Ciò che, appunto, esige la presenza in loco del giurista-linguista.

5. Conclusioni.

Parlando del giurista-linguista, un fine autore contemporaneo – riprendendo, a sua volta, concetti espressi da autorevolissima dottrina italiana di inizio secolo scorso ( BETTI 1955 : 661) – ha evidenziato come: «l’interprete non può ritenere esaurito il suo compito con la comprensione del testo da tradurre: deve volgere il senso così rinvenuto in una dimensione diversa e cioè nella diversa lingua in cui intende tradurre. L’interpretazione traducente non si può limitare dunque ad una contemplazione estatica o, comunque, ad un’operazione meramente ricognitiva, deve “trasportare” nell’altra lingua, secondo i modi sintattici, i ritmi e la coerenza intrinseca di questa, il senso riconosciuto nel testo da tradurre (…) Insomma, si tratta di fondere esperienze linguistiche e giuridiche, che, irrevocabilmente condannate alla complementarietà, si integrino in un processo circolare» (BENEDETTI 2011 : 31).

Tali affermazioni sembrano acquistare una forza particolare proprio nell’ambito del commercio internazionale, ove i mercatores, condannati come gli abitanti della mitica Babele a scambiarsi continuamente, per mezzo di veicoli linguistici a volte radicalmente distanti tra loro, “pensieri” – prima ancora che termini – economici, debbono necessariamente attingere a quella fonte di conoscenza che, coniugando l’ars interpretandi con l’ars traducendi, si pone da intermediario (e, dunque, da arbitro) degli scambi e che risponde alla figura moderna del giurilinguista.

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SPATAFORA, Ersiliagrazia, «Traduzione e interpretazione nei contratti internazionali», in SANDULLI, Piero, FAIOLI, Michele (a cura di), Attività transnazionali. Sapere giuridico e scienza della traduzione, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2011, p. 102-106.

TERRAL, Florence, «L’empreinte culturelle des termes juridiques», Meta: journal des traducteurs, n. 4, 49, 2004, p. 876-890.

TERRÉ, François, «Brèves notes sur les problèmes de la traduction juridique», Revue internationale de droit comparé, n. 83, 1986, p. 338-349.

THIRY, Bernard, «Equivalence bilingue en traduction et en terminologie juridiques: Qu’est-ce que traduire en droit?», http://www.tradulex.com/Actes2000/Thiry.pdf.
Wiesmann, Eva, «La traduzione giuridica tra teoria e pratica», inTRAlinea, 2011, www.intralinea.org/archive/article/1798.

1
In realtà, il diritto commerciale (per tale intendendosi quello dei mercanti) è, fin dalla sua genesi, quello più incline alla internazionalizzazione.

2
Galgano, Francesco, Globalizzazione dei mercati e universalità del diritto, disponibile on line: «Globalizzazione è parola fra le più usate, e abusate, del nostro tempo. Un punto è certo: la globalizzazione espande i mercati, mondializza le culture, getta le basi di una nuova, transnazionale, mondializzata, società civile, ma non sposta i confini che dividono la Terra in quasi duecento Stati, ciascuno dei quali presidia solo un frammento del mercato globale, e non è in grado di regolarlo».

3
Inoltre, si legge, «Attualmente – è un dato di fatto – i rapporti economici tra Stati e più ancora quelli tra imprese, superano ormai i confini del singolo Stato».

4
L’impresa multinazionale si dice impresa-atomo quando la stessa è esercitata da un unico soggetto giuridico, che opera negli ordinamenti stranieri attraverso sedi secondarie o dipendenze; si dice, invece, impresa-molecola, quando l’attività di impresa – pur economicamente unitaria – è svolta da soggetti giuridici formalmente distinti, ognuno dei quali opera in un diverso ordinamento. La forma tipica assunta dell’impresa molecolare multinazionale è quella di gruppo, che si giustifica, da un punto di vista strategico, per la ripartizione – e dunque limitazione, nel complesso – del rischio di impresa che attraverso tale struttura riesce ad attuare il soggetto economico. Su questi temi il fondamentale saggio di Hansmann, Kraakman (2000:391).

5
Maggiormente utilizzata è, infatti, l’espressione “giurista linguista”. «Il giurilinguista è una figura di alta specializzazione che opera nella veste di giurista, linguista, traduttore, revisore, lessicografo ed è capace di redigere, interpretare, tradurre e comparare testi giuridici sia monolingue che multilingue» PERUGINELLI (2009: 39-40).

6
«Le langage du droit suscite en profondeur, depuis longtemps, un vif intérêt. Mais la linguistique juridique ne figure pas à la nomenclature des branches du savoir. On pourrait admettre que l’étude du langage du droit mérite d’être approfondie sous le nom de linguistique juridique» Cornu ( 2000 : 9).

7
Tra le diverse definizioni che sono state offerte del vocabolo, particolarmente incisiva ci sembrano quella di Gémar «Quant au terme “jurilinguistique”, que dire d’autre, en effet quand on analyse sa formation et la compare à d’autres solutions? Qu’elle est conforme à l’esprit comme aux règles de la morphologie française, car jurilinguistique est construit sur le mot-suffixe “linguistique” qui a donné naissance, dans le domaine des sciences linguistiques, à une famille nombreuse de termes exprimant le fond des préoccupations du linguiste et l’orientation de sa recherche: sociolinguistique, psycholinguistique, neurolinguistique, ethnolinguistique (…) Le préfixe “juri” vient directement du latin jus, juris, auquel on doit la famille de termes que sont jurisdiction, juridique, jurisprudence, juriste (…), et qualifie le courant de la linguistique que des spécialistes – comme le terminologue, le traducteur, le (co)rédacteur, le lexicographe, le réviseur, l’interprète (oral ou de la loi) etc. – appliquent au droit, à son langage et à ses textes» GEMAR (2005 : 2).

8
Tra i primi a preconizzare la nascita e lo sviluppo della “linguistica giuridica” va ricordato Geny (1921: 448), in Focsaneanu (1970 : 256).

9
«L’activité traduisante appliquée aux textes juridiques est riche d’une longue histoire, jalonnée depuis l’antiquité grecque et romaine tout au moins. Son avenir n’en est pas moins prometteur, surtout dans le contexte actuel de mondialisation où le droit joue et est appelé à jouer un rôle majeur» GEMAR (1998).

10
La quale, riprendendo le tesi di Gémar, sottolinea come i fondamenti di una disciplina ibrida, come il giurilinguismo, siano «gli elementi linguistici (sintattici, semantici e stilistici) che caratterizzano il linguaggio giuridico rendendolo una lingua di specialità, e le operazioni traduttive innescate dalle specificità linguistiche in caso di contatto bilingue o bigiuridico».

11
Specificità – che si traducono in maggiore complessità del lavoro del giurilinguista – che si riscontrano anche nelle stesse abbreviazioni usate nei diversi ordinamenti giuridici. Come sottolinea una parte della dottrina, invero, «les abréviations juridiques produisent souvent des difficultés de compréhension et de communication».

12
Per un’analisi della metodologia impiegata nella traduzione dei trattati (bi- o multilaterali) internazionali cfr., a dispetto del titolo del contributo, Spatafora (2011 : 102).

13
Disponibile on line sul sito www.intralinea.org/archive/article/1798, ove si legge: «le peculiarità della traduzione giuridica dipendono essenzialmente dalle caratteristiche del testo giuridico oggetto della traduzione e dai particolari fattori pragmatici che costituiscono il contesto traduttivo».

14
«È proprio il diritto dei contratti commerciali quello che più degli altri, e soprattutto in maniera più rapida, tende a raccordarsi con gli ordinamenti vigenti in altri paesi ed al diritto internazionale» Liverziani (2011 : 218-219).

15
Diverso è il caso dei contratti di distribuzione di massa, il contenuto dei quali è imposto dalla società capogruppo alle società controllate estere: in tali casi, come testimoniava Galgano, «Le società madri trasmettono alle società figlie operanti nei vari continenti i modelli contrattuali da praticare, accompagnandoli da una tassativa prescrizione: che i modelli transitino attraverso gli uffici commerciali, e ricevano da questi una mera traslazione nella lingua locale, ma non passino attraverso gli uffici legali, che immancabilmente farebbero opera di adattamento al diritto nazionale, rompendo la essenziale uniformità internazionale del modello» Galgano (2009 : 2).

16
Le raccomandazioni ed i pareri – che rappresentano le altre due categorie di atti giuridici dell’Unione Europea - non essendo vincolanti e, dunque, appartenendo formalmente agli strumenti di soft law.

17
Sulla progressiva perdita di rilevanza, nella gestione del commercio internazionale, della OMC e sulla necessità che lo stesso torni ad operare attraverso lo strumento della soft law Matsushita (2014 : 701).

18
Ai sensi dell’art. 288.2 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, infatti, «Il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri».
Sul principio del multilinguismo, Oddone (2011 : 152).

19
«La difficulté de la terminologie juridique, dans une perspective de traduction, résulte également du fait que les termes du droit sont le plus souvent culturellement marqués. En effet, derrière un terme juridique, c’est toute une culture juridique qui transparaît» Terral (2004 : 877).

20
In questo terzo esempio, si ricade nel caso classico del “falso amico” e tornano alla mente le parole: «il est évident qu’en cas d’homonymie, il ne faut jamais conclure de l’identité linguistique à l’identité juridique». Bergmans (1987 : 96).

21
I testi di diritto uniforme ai quali si allude sono la Parte III (sezione 3a) del Guide législatif de la CNUDCI sur les droits de l’insolvabilité, elaborata nel 2010 dall’Uncitral, dedicata ai gruppi multinazionali insolventi; la Legge Modello sull’insolvenza transnazionale, elaborata nel 1997 (di nuovo) in seno all’Uncitral; ed il nuovissimo Regolamento comunitario n. 848/2015, sulle procedure di insolvenza.

22
«241. La loi sur l’insolvabilité devrait spécifier que la coopération dans toute la mesure possible entre le tribunal et les tribunaux étrangers ou les représentants étrangers sera assurée par tout moyen approprié, par exemple: a)(omissis); c) La nomination d’une personne ou d’un organe chargé d’agir suivant les instructions du tribunal». Norma analoga si ritrova nell’art. 27, lett. a) della Legge Modello sull’insolvenza transnazionale dell’Uncitral del 1997.

23
«245. La loi sur l’insolvabilité peut permettre au tribunal de tenir une audience en coordination avec un tribunal étranger».

24
Del resto, nello stesso Guide législatif de la CNUDCI sur les droits de l’insolvabilité, (Parte III, paragrafo 38), vengono sottolineati gli ostacoli che le barriere linguistiche possono rappresentare per le udienze congiunte (o coordinate). «Les audiences diversement décrites comme conjointes, simultanées ou coordonnées (“audiences coordonnées”) peuvent considérablement favoriser l’efficacité des procédures d’insolvabilité parallèles visant des membres d’un groupe d’entreprises multinational, (…) Ces audiences peuvent être relativement faciles à organiser au sein d’un même État pour garantir la coordination des procédures visant différents membres d’un groupe mais peuvent se révéler très compliquées à organiser sur le plan logistique dans un contexte international du fait de la multiplicité des langues, des fuseaux horaires, des lois, des procédures et des traditions judiciaires».

Per citare questo articolo:

Dionino ZAPPACOSTA, Il giurilinguista nel diritto del commercio internazionale , Repères DoRiF LES VOIX/VOIES DE LA TRADUCTION – volet n.2, DoRiF Università, Roma fvrier 2016, http://dorif.it/ezine/ezine_articles.php?id=283

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