Valutazione e traduzione

 
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Micaela
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MessaggioInviato: Mer Mar 21, 2012 10:43 am    Oggetto: Valutazione e traduzione Rispondi citando

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Micaela
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MessaggioInviato: Dom Mar 25, 2012 8:18 am    Oggetto: Testo lettera aperta Paola Paissa - valutazione e traduzione Rispondi citando

Cari colleghi,


Come ben sapete, anche grazie alle comunicazioni che sono state pubblicate in questi mesi sul sito della SUSLLF, la valutazione della ricerca è tema destinato ad assumere un’importanza sempre maggiore nella vita universitaria. Infatti, da esso dipenderanno in futuro le sorti delle nostre discipline, sia per quanto riguarda i finanziamenti, sia per quanto riguarda i criteri di reclutamento a cui ispirarsi nelle prossime tornate di “abilitazioni nazionali”. Proprio per l’importanza della questione, l’Agenzia ANVUR sta svolgendo in questi mesi un grande lavoro di ricognizione dello stato delle ricerche nei vari settori e ha recentemente elaborato dei criteri generali (criteri GEV per valutazione prodotti ricerca del 29/2/2012- GEV 10).

Fra i vari e spinosi problemi legati a questo tema, i settori scientifico-disciplinari L-LIN, si sono per la prima volta confrontati con la delicata questione della valutazione della traduzione (vedi l’ampio spazio che riserva a questo aspetto il Documento sulla valutazione delle Associazioni “Stranieristi”, pubblicato sul sito SUSLLF, al punto 7).

Da quanto questo documento propone, dagli orientamenti assunti dal CUN (Criteri, parametri e indicatori per l’abilitazione scientifica nazionale del 24/5/2011) e dall’ANVUR (criteri GEV 10 del 29/2/2012) , sarà ammessa, ai fini della VQR, la valutazione della traduzione, a condizione che essa sia accompagnata da una riflessione che attesti il lavoro di ricerca scientifica che ha generato e accompagnato il processo traduttivo (o con pubblicazione contestuale di un apparato metatraduttivo, oppure rinviando a pubblicazione pertinente apparsa altrove). Due novità caratterizzano questa impostazione: da un lato, il riconoscimento della traduzione come “prodotto” valutabile costituisce in sé stesso una novità, che viene a compensare una tradizione di sottovalutazione del grande lavoro di studio che la traduzione richiede; dall’altro, il perimetro di “valutabilità” della traduzione risulta disegnato in questi documenti abbastanza nettamente: la traduzione sarà presa in conto, secondo i termini adottati dall’ANVUR, “nella sua duplice accezione di riflessione traduttologica e di esperienza traduttiva di rilevante impegno culturale” e, in questo secondo caso, la garanzia che il lavoro derivi da principi teorici e scientifici coerenti e comporti una consapevolezza meta-traduttiva, non potrà evincersi soltanto dall’analisi della qualità della traduzione stessa, bensì anche dall’apparato critico che ne costituisce il corredo.

Proprio perché la valutazione del “prodotto” traduttivo costituisce una novità, si rende necessaria una riflessione, che auspichiamo più ampia possibile, per dare adeguata collocazione alla sua valutazione, all’interno del perimetro tracciato dal CUN e dall’ANVUR, in ogni tipo di procedura valutativa. Oltre che ai fini della VQR, è infatti necessario pervenire a dei criteri comuni per la valutazione di questo prodotto ai fini delle procedure di valutazione comparativa, sia in ordine al settore scientifico-disciplinare competente a valutare, sia nei confronti delle altre tipologie di “prodotti” che rientrano nel medesimo settore. In questa delicata fase, riteniamo pertanto doveroso che le associazioni dei francesisti svolgano un ruolo propositivo e si facciano luogo attivo di dibattito, vista l’importanza della questione nella vita e nel rinnovamento dei nostri settori scientifico-disciplinari.

A questo proposito, si sottolineano alcune criticità, sulle quali i soci sono invitati ad esprimersi, formulando un loro commento (attraverso questo forum o il forum SUSLLF - http://www.francesisti.it/forum).
I risultati di questa discussione saranno presentati e discussi nel corso di una Giornata seminariale dedicata alla traduzione, già prevista per il 18 maggio 2012, presso l’Università Statale di Milano (Polo di Mediazione Interculturale e Comunicazione dell’Università di Milano- Sesto S. Giovanni), il cui programma sarà diffuso prossimamente.
Di seguito si fanno presenti i principali punti critici del dibattito:

1) poiché le declaratorie dei settori L-LIN (tanto nella formulazione separata del D.M. 4 ottobre 2000, che nella formulazione congiunta del D.M. 366 del 29 luglio 2011) si riferiscono non già alle traduzioni, bensì agli “studi finalizzati alla pratica e alla riflessione sull’attività traduttiva”, è lecita e praticabile, secondo Voi, nelle procedure di valutazione comparativa, la valutazione della traduzione in termini di “qualità” della traduzione stessa (a condizione che essa sia accompagnata da apparato meta-traduttivo, conformemente ai criteri CUN e ANVUR)? E, in caso di risposta affermativa, in quale conto potrà essere tenuto l’apparato meta-traduttivo, a seconda che esso sia presentato in forma congiunta o disgiunta rispetto alla traduzione stessa?
2) Se la traduzione è ammessa alla valutazione concorsuale, quale dei due settori ha preminente pertinenza in tale valutazione? Stando alle declaratorie del DM 4 ottobre 2000, qualunque natura abbia il testo di partenza (letterario o extra-letterario), la valutazione della qualità della traduzione è di specifica e precipua competenza dei settori L-LIN “Lingua e traduzione”, poiché essi presentano il riferimento alla traduzione nella loro denominazione e poiché soltanto le declaratorie di tali settori prevedono la dicitura “comprende inoltre gli studi finalizzati alla pratica e alla riflessione sull’attività traduttiva, scritta e orale, nelle sue molteplici articolazioni, non letteraria, generica e specialistica e nelle applicazioni multimediali”, benché il D.M.366 del 29 luglio 2011, come sappiamo, abbia raggruppato i prodotti dei settori linguistico e letterario.
3) se, oltre agli “studi finalizzati alla pratica e alla riflessione sull’attività traduttiva”, è comunque oggetto di valutazione anche la qualità della traduzione stessa, non Vi pare opportuno, se non necessario, richiedere in tutte le sedi che, contestualmente alla traduzione, venga allegata alla procedura di valutazione, tanto ai fini dei finanziamenti della ricerca (VQR) che ai fini delle procedure di valutazione comparativa, anche il testo originale di partenza?
4) se la traduzione, accompagnata da apparato meta-traduttivo ed eventualmente da testo originale, conformemente a quanto sopra esposto, è ammessa alla valutazione, si pone il problema del rapporto che è ragionevole stabilire, in termini di punteggio, tra la traduzione e gli altri “prodotti” oggetto di valutazione nello stesso settore. Nel caso di traduzioni “di rilevante impegno culturale” (criteri ANVUR, GEV 10), nelle quali l’esperienza traduttiva richiede un grande lavoro di ricerca e di presa in conto del polisistema linguistico e culturale di arrivo (come recita il Documento sulla valutazione delle Associazioni “Stranieristi” al punto 7.3, laddove fa riferimento alla “creazione di nuovi lessici e linguaggi critici”, per le “traduzioni italiane di pensatori quali Barthes, Greimas, Adorno, Foucault, Northrop Frye, Heidegger, Derrida, Ortega y Gasset, María Zambiano…”) è proponibile, secondo voi, che la traduzione di un articolo, un saggio, una monografia, diano luogo all’attribuzione di un punteggio equivalente a quello di un articolo, saggio, monografia originali? E se il punteggio sarà diverso, in quale misura potrà attestarsi la differenza? Come si valuterà la natura così profondamente diversa dell’innovatività (criterio fondamentale dell’attività valutativa) tra un contenuto scientifico nuovo, di cui l’autore si assume in toto la responsabilità di fronte alla comunità scientifica internazionale, e la creazione di nuovi lessici, nuove terminologie, nuovi contesti, che derivano dal lavoro di mediazione e di adattamento culturale proprio all’opera di traduzione?

I documenti citati sono reperibili ai siti:

http://www.anvur.org/ (documento di accompagnamento criteri GEV per VQR 2004-2010)
http://www.anvur.org/?q=content/composizione-dei-gruppi-di-esperti-della-valutazione
http://www.francesisti.it/node/3773 (Adesione Direttivo SUSLLF a documento valutazione Associazioni 'Stranieristi', con pubblicazione documento in allegato)
www.cun.it/media/113271/do_2011_05_24_002.pdf (Criteri, parametri e indicatori per l’abilitazione scientifica del 24/5/2011)
http://attiministeriali.miur.it/anno-2000/ottobre/dm-04102000.aspx
http://attiministeriali.miur.it/anno-2011/luglio/dm-29072011.aspx
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Micaela
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MessaggioInviato: Mar Mar 27, 2012 8:30 am    Oggetto: Risposta di Josiane Podeur Rispondi citando

Traductologie et évaluation du traducteur : et les catégories de Berman ?
La traductologie étudie des textes traduits, essaie de reconstituer les critères qui ont guidé le traducteur dans ses choix. Le traductologue voit comment a été gérée l’activité traduisante à partir d’un texte au statut bien défini (roman, théâtre poésie, texte filmique, pub, etc.), observe comment le traducteur a pris en compte la fonction du texte, soit « le sens caractéristique ou effet spécifique d’un élément au sein d’un ensemble » . L’analyse traductologique se fait, selon Berman, en trois temps qui correspondent à trois étapes essentielles :
1) Lire et relire la traduction ; il s’agit d’abord de résister à la compulsion de comparaison ; et de vérifier si la traduction ‘tient’, si le texte fonctionne dans la culture-cible. Le but de ces lecture et relecture est de découvrir « le degré de consistance immanente en dehors de toute relation à l’original »
2) Aller à l’original : laissant tout à fait de côté la traduction, le traductologue s’adresse au texte de départ et cette lecture approfondie met en relief les réseaux de sens du texte de départ, refaisant le parcours que le traducteur a fait ou devrait avoir fait avant de passer à l’acte.
3) Commence, ensuite, un va-et-vient entre le ou les textes originaux et les versions traduites : cette étape, dit Berman, prend en considération le « sujet traduisant », ses choix. Tout comme on s’interroge sur l’auteur en lisant le texte source, on se demande ici qui est le traducteur . Dans un corpus soumis à évaluation, l’analytique traductologique bermanienne va voir si le transfert prend appui sur un projet et s’accompagne d’une « position traductive » ; car, écrit Berman « Il n’y a pas de traducteur sans position traductive. Mais il y a autant de positions traductives que de traducteurs ». Dans le cas d’une évaluation pour l’Anvur cette position pourrait être le paratexte du traducteur.
Il s’agit d’abord d’observer « les déformations » qui accompagnent le passage intersémiotique et la terminologie prescriptive élaborée par Antoine Berman pourrait se révéler extrêmement utile. Selon le traductologue, produire une traduction éthique, c’est éviter treize tendances . qui correspondent à une systématique de la déformation et produisent – et ont produit - tant de laides et belles infidèles. Et ces treize catégories peuvent être une clé terminologique très utile pour l’évaluation de tout transfert interlinguistique, qu’il s’agisse d’une œuvre littéraire, paralittéraire, critique, technique etc.



A. Berman, Pour une critique des traductions : John Donne (Oeuvre posthume), Gallimard, Bibliothèque des idées, 1995.
Cf. A. Berman, (1985) La traduction et la lettre ou l’auberge du lointain, Seuil, 1999. Ces 13 termes sont : la rationalisation, la clarification, l’allongement, l’ennoblissement, la vulgarisation, l’appauvrissement qualitatif et l’appauvrissement quantitatif, la destruction des rythmes, la destruction des réseaux signifiants sous-jacents, la destruction des systématismes textuels et l’homogénéisation, la destruction des réseaux vernaculaires ou leur exotisation, la destruction des locutions et idiotismes, l’effacement de la superposition des langues.
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Raus
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MessaggioInviato: Ven Mar 30, 2012 6:48 am    Oggetto: Risposta Raus Rispondi citando

Cara Paola, riesco finalmente ad accedere al forum e mi affretto a rispondere ai quesiti posti. Non mi attardo sui quesiti 1-2 perchè non saprei dire al riguardo quanto alle etichette da dare all'attività, anche perchè ho visto che spesso queste scelte passano più dai burocrati che da noi. Vengo invece alla 3-4 domanda. Sul 3 punto direi che sono molto d'accordo ad includere l'originale, se non fosse per il problema di allegarlo. Mi spiego meglio. Già abbiamo problemi a non finire per le liberatorie dei nostri testi, figurarsi quando dobbiamo ottenere liberatorie per testi sicuramente stranieri, visto che tradotti! Recuperare liberatorie all'estero è ancora più complicato che recuperarle in Italia, dove almeno qualche editore ha già dato la disponibilità in tal senso. Ti preciso infatti che si tratta di "libri" non di articoli e che sui libri ho già avuto problemi con alcuni editori italiani, che alla fine non mi hanno dato il PDF ! In sintesi, allegare l'originale mi sembrerebbe creare più problemi logistici che altro. Se si riuscisse ad ovviare a ciò sarei contentissima anche perchè è cosa di fatto indispensabile per poter valutare al meglio il prodotto "traduzione"
Quanto alla 4 domanda, mi sembra assurdo che con tutte le convenzioni che parlano di traduttore-autore del testo, ancora da noi si faccia fatica a considerarlo tale e ci interroghiamo su quanto dobbiamo dare. Ti faccio un esempio. Io stessa ho tradotto un intero volume di uno storico-linguista francese. Mi ci sono voluti quasi 3 anni per fare la traduzione, data la complessità concettuale e del lessico (si trattava di storia delle idee linguistiche). Ciò detto, sicuramente la mia traduzione avrà refusi e parti che sicuramente potevano essere migliorate, ma questo ti dà un'idea della mole di lavoro e di quanto poi la traduzione sia un processo di adattamento culturale in continua mediazione con il testo di partenza. Il ruolo del traduttore quindi andrebbe a mio avviso considerato pari a quello di un autore, se effettivamente la sua traduzione ha un sufficiente apparato metatraduttivo (note, introduzione...)
Spero di aver lanciato la discussione e che altri/e colleghi/e si pronuncino al riguardo
A presto
Rachele Raus
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Micaela
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MessaggioInviato: Mer Apr 11, 2012 7:57 am    Oggetto: Riceviamo e pubblichiamo da parte di F. Scotto Rispondi citando

Pur non essendo io iscritto al Dorif, qui
allego alcune riflessioni che mi vengono dalla mia
intensa e ventennale esperienza nel settore e che spero
utili al dibattito.
Mi esprimo sui vari punti in coda agli stessi in grassetto:

Di seguito si fanno presenti i principali punti critici
del dibattito:

1)poiché le declaratorie dei settori L-LIN (tanto nella
formulazione separata del D.M. 4 ottobre 2000, che nella
formulazione congiunta del D.M. 366 del 29 luglio 2011)
si riferiscono non già alle traduzioni, bensì agli "studi
finalizzati alla pratica e alla riflessione
sull'attività traduttiva", è lecita e praticabile, secondo
Voi, nelle procedure di valutazione comparativa, la
*valutazione della traduzione in termini di "qualità"
della traduzione stessa* (a condizione che essa sia
accompagnata da apparato meta-traduttivo, conformemente ai
criteri CUN e ANVUR)? E, in caso di risposta affermativa,
in quale conto potrà essere tenuto l'apparato
meta-traduttivo, a seconda che esso sia
presentato in forma congiunta o disgiunta rispetto alla
traduzione stessa?

*E sicuramente ottima cosa che la traduzione sia valutata
in quanto tale e che questo sia stato ottenuto* *è un
ottimo risultato, pur se
personalmente credo difficile e restrittivo attribuire al
solo settore di Lingua tale genere di pubblicazioni, nel
caso si tratti di traduzioni letterarie di testi o saggi,
ciò per le evidenti implicazioni culturali e critiche
che tale attività presuppone e implica.*

*2)*Se la traduzione è ammessa alla valutazione
concorsuale, quale dei due settori ha preminente
pertinenzain tale valutazione?Stando alle declaratorie
delDM 4 ottobre 2000, qualunque natura abbia il testo di
partenza (letterario o extra-letterario), la valutazione
della qualità della traduzione è di *specifica e precipua
competenza dei settori L-LIN "Lingua e traduzione",*
poiché essi presentano il riferimento alla traduzione
nella loro denominazione e poiché soltanto le declaratorie
di tali settori prevedono la dicitura "comprende inoltre
gli studi
finalizzati alla pratica e alla riflessione sull'attività
traduttiva, scritta e orale, nelle sue molteplici
articolazioni, non letteraria, generica e specialistica e
nelle applicazioni multimediali", benché il D.M.366 del
29 luglio 2011, come sappiamo, abbia raggruppato i
prodotti dei settori linguistico e letterario.

*Vedi risposta precedente.*
**

3)se, oltre agli "studi finalizzati alla pratica e alla
riflessione sull'attività traduttiva", è comunque oggetto
di valutazione anche la qualità della traduzione stessa,
non Vi pareopportuno, se non
necessario, richiedere in tutte le sedi che,
contestualmente alla traduzione, venga allegata alla
procedura di valutazione, tanto ai fini dei finanziamenti
della ricerca(VQR) che ai fini delle procedure di
valutazione comparativa, anche *il testo originale di
partenza*?
*Credo proprio di sì, quando non già previsto come lo è
quasi sempre nel caso di testi di poesia, a fronte
nell'edizione, pur se ciò
comporterebbe nel caso di produzioni cospicue invii di pacchi
giganteschi per dimensioni, o spezzati in più invii, con
complicanze burocratiche e postali.*

4)se la traduzione, accompagnata da apparato
meta-traduttivo ed
eventualmente da testo originale, conformemente a quanto
sopra esposto, è ammessa alla valutazione, si pone il
problema del rapporto che è ragionevole stabilire, in
termini di *punteggio*, tra la traduzione e gli altri
"prodotti" oggetto di valutazione nello stesso settore.
Nel caso di traduzioni "di rilevante impegno culturale"
(criteri ANVUR, GEV 10), nelle quali l'esperienza
traduttiva richiede un grande lavoro di ricerca e di
presa in conto del polisistema linguistico e culturale di
arrivo (come recita il Documento sulla valutazione delle
Associazioni "Stranieristi" al punto 7.3, laddove fa
riferimento alla "creazione di nuovi lessici e linguaggi
critici", per le "traduzioni italiane di pensatori quali
Barthes, Greimas, Adorno, Foucault, Northrop Frye,
Heidegger, Derrida, Ortega y Gasset, María Zambrano...") è
proponibile, secondo voi, che la traduzione di un
articolo, un saggio, una
monografia, diano luogo all'attribuzione di un punteggio
equivalente a quello di un articolo, saggio, monografia
originali? E se il punteggio sarà diverso, in quale
misura potrà attestarsi la differenza? Come si valuterà
la natura così profondamente diversa dell'innovatività
(criterio fondamentale dell'attività valutativa) tra un
contenuto scientifico nuovo, di cui l'autore si assume
/in toto/ la responsabilità di fronte alla comunità
scientifica internazionale, e la creazione di nuovi
lessici, nuove terminologie, nuovi contesti, che derivano
dal lavoro di mediazione e di adattamento culturale
proprio all'opera di traduzione?
*Questione complessa. Per Antoine Berman* *solo le prime
traduzioni in assoluto di un testo in una data lingua
sono definibili "traduzioni", tutte le successive sono
definite "ri-traduzioni", ma secondo lui solo le
"ri-traduzioni" finiscono con il perseguire gli scopi
dell'atto traduttivo vero e proprio per una
sedimentazione avvenuta nella
ricezione dell'opera originale nella lingua d'arrivo.*
*Ciò detto, nel caso dei contemporanei per molte edizioni
è raro che si giunga alla "ri-traduzione" in tempi brevi,
anche per questioni di diritti di esclusiva acquisiti
dall'editore della prima edizione italiana,* *quindi
andrebbe valorizzata questa azione "traduttiva" militante
iniziale. Riguardo all'apparato meta-traduttivo,
raramente nelle edizioni correnti non meramente
scientifiche (quindi spesso totalmente o parzialmente
auto-finanziate attraverso le risorse dei canali abituali
accademici) esse sono ammesse, in quanto ritenute dagli
Editori non necessarie e appesantenti, il che
condurrebbe al paradosso che vorrebbe le edizioni
pubblicate presso gli editori più importanti, dove quindi
vige una maggiore selezione qualitativa dei traduttori, a
non potere poi essere corredate del necessario apparato
utile alla valutazione (solitamente è concessa, ma non
sempre, una circoscritta "Nota del traduttore" in
appendice). Il fatto di potere allegare a queste
traduzioni un saggio meta-traduttivo pubblicato altrove è
complemento utile, ma non è detto che esso verta poi sui
problemi relativi a quella specifica traduzione data da
valutarsi. Va anche detto però che è opportuno che tale
apparato comunque vi sia, onde evitare che chi traduce e
basta, senza mai
produrre testi meta-traduttivi risulti avvantaggiato su
chi anche riflette sul problema.
Su quale sia la "novità" di una traduzione, o su come si
possa
quantificare in termini di punteggio la sua valutabilità
rispetto a un saggio, mi è difficile pronunciarmi. I
criteri possono essere
innumerevoli e difficilmente potrebbero essere oggettivi
in assoluto. Credo che anche la qualità degli autori,
forse la loro collocabilità in fasce per generi
potrebbero esserne uno, ma è vero che ciò scoraggerebbe
poi l'indagine militante su settori meno frequentati,
altrettanto necessaria e significativa. Parliamone.
*

Fabio
Scotto
traduttore
(Poesia, Saggistica, Narrativa, Teatro, Traduttologia) e
critico della traduzione
Università
degli Studi di Bergamo.
*
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Micaela
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MessaggioInviato: Lun Mag 21, 2012 8:24 am    Oggetto: Interventi dal Direttivo SUSLLF Rispondi citando

Ricevo da Danielle Londei e riporto i seguenti messaggi, provenienti dal Direttivo SUSLLF:
"A me pare sia meglio non mettere molta carne al fuoco: la
valutazione
(ma anche per le altre tipologie di lavori) deve essere
'estrinseca', cioè su tratti obiettivi come presenza
di introduzione su metodologia (o articolo di
accompagnamento pubblicato), casa editrice etc.,
prima traduzione,al limite anche il numero delle pagine.
Commisurarne la validità spetta alla eventuale commissione
di concorso; altrimenti che ci sta a fare, se tutto passa
per i conti matematici?" Prof.ssa Domenica Iaria


"Sulla questione valutazione della traduzione intenderei
partecipare alla giornata di Milano.
In linea di massima condivido la posizione di Mimma,
ma direi anche questo: la valutazione estrinseca dipende
anche dalla
disciplina specifica (traduzione letteraria: non
necessariamente implica un'introduzione di tipo
teorico-tradutttivo,
il più delle volte si tratta di un'introduzione di tipo
ermeneutico-filologico). Quindi chi deve giudicare la
traduzione?
Dipende: alcune devono essere giudicate da Linguisti,
altre da letterati, altre da entrambi. Così mi pare,
almeno per la mia esperienza di traduttrice. Ma è solo
un'opinione, ovviamente" Prof.ssa Marisa Verna
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